Medicina del lavoro

La medicina del lavoro è quella branca delle scienze mediche che si specializza nello studio di tutti i pericoli, le patologie, le strategie di prevenzione e i rimedi legati strettamente all’ambito lavorativo e alle condizioni ad esso connesse. Un dottore specializzato in medicina del lavoro avrà quindi, oltre a tutte le competenze di un medico generico, una serie di particolari conoscenze, legate

• all’azione degli agenti chimici tipici dei processi industriali, come basi e acidi, sugli apparati dell’organismo, incluse anche le ripercussioni specifiche sul sistema nervoso;

• agli effetti delle sostanze tossiche che si disperdono nell’atmosfera: ad esempio, un tempo la medicina del lavoro si occupava molto degli effetti della polvere di carbone, mentre oggi è più comune dover trattare i danni connessi alle fibre di amianto e all’asbestosi che consegue dal respirarle;

• e all’azione degli agenti biologici, dai parassiti a virus e batteri, che possono spesso proliferare nell’ambiente di lavoro.

La medicina del lavoro, inoltre, si occupa anche di tutta la parte psicologica dei disturbi da lavoro, come lo stress legato direttamente all’attività produttiva e più in generale tutti i cosiddetti fattori di rischio psicosociali.

La medicina del lavoro fa parte delle competenze dirette del Servizio Sanitario Nazionale, che se ne occupa tramite le ASP e l’ISPESL; ogni ASL infatti include un Dipartimento di Prevenzione, che prevede anche un Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro. Il cittadino che ritenga di avere problemi di salute legati direttamente alla sua attività lavorativa presente o passata, e quindi diretta competenza della medicina del lavoro, può rivolgersi proprio a questi dipartimenti; va tuttavia sottolineato come il primo interlocutore del lavoratore, in materia di medicina del lavoro, possa e debba essere proprio il medico competente aziendale, sia che lavori tramite convenzione con azienda privata o pubblica, sia che sia in convenzione diretta come libero professionista, sia che infine sia parte regolare dell’organico aziendale.

In effetti, quella di vigilare sul rispetto dei regolamenti e delle leggi atte a tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori (con qualsiasi contratto siano inquadrati) da parte delle aziende è una delle attività principali dei servizi delle ASL , così come l’offerta di assistenza precisa e competente a quelle aziende che richiedano consulenza su come applicare le norme relative alla medicina del lavoro, spesso complesse per i non addetti ai lavori. Non va infine dimenticato come i servizi ASL si occupino anche di formazione per i lavoratori, e come esistano specifiche strutture specializzate in medicina del lavoro (pensiamo alle UOOML della regione Lombardia) nelle università e negli ospedali, con lo scopo di offrire consulenza alle aziende in ambito di sicurezza e igiene, di effettuare diagnosi per le sospette patologie legate al lavoro, e per definire la capacità lavorativa residua nei soggetti che siano affetti da particolari patologie.


La protezione dalle radiazioni elettromagnetiche: cosa è davvero efficace?

Con il diffondersi di strumenti digitali d’ogni tipo, componenti tipici delle costruzioni elettromeccaniche – come gli elettromagneti – sono ormai capillarmente distribuiti dappertutto, e fanno parte di dispositivi che portiamo perfino regolarmente indosso, come i cellulari.

Quello che non possiamo vedere – ma che è una realtà – è che ciascuno di questi oggetti genera un distinto campo elettromagnetico, e che quindi noi ne siamo, ormai, costantemente circondati, e vi viviamo immersi.

E forse non tutti sappiamo che ci sono svariati studi scientifici che evidenziano effetti nefasti di tali campi sulla nostra salute, a partire da stress cronico e affaticamento, per arrivare a problemi ben più seri come le emicranie, o addirittura letali come, pare, alcuni tipi di cancro.

Diventa perciò essenziale proteggersi da tali effetti collaterali per tutelare il nostro benessere e quello della nostra famiglia:infatti non è possibile liberarci, come abbiamo spiegato, di tutti i dispositivi che generano campi elettromagnetici, e anche se lo facessimo saremmo comunque immersi in quelli generati da tutte le persone che abbiamo vicino.

Essenzialmente, ci sono due tipi di protezione che è possibile utilizzare, uno statico e uno portatile. Il primo genere consiste di dispositivi che possono essere collegati alla corrente di casa, e che vanno a modificare il campo energetico all’interno delle stanze, rendendolo meno nocivo per la nostra salute: sono adatti anche agli uffici, dove il problema è forse perfino più intenso.

Le protezioni portatili, invece, sono più simili a gioielli, come pendenti o braccialetti, e sono più comode per quando ci stiamo spostando da un luogo all’altro; in ogni caso, più di tutto, ha senso limitare quanto possibile la nostra esposizione ai campi più intensi, ad esempio non tenendo costantemente addosso il telefono cellulare.


Disinfestazione mosche: perché la lotta alle mosche e’ cosi difficile?

La sanificazione dell’ambiente rappresenta la fase più importante nel controllo delle infestazioni da mosche dopo la disinfestazione mosche, come ci illustrano i professionisti di Gruppo Indaco.

Sanificazione significa rimozione della sostanza organica utilizzata come alimento dalle larve delle mosche, e come luogo di deposizione delle uova dalle femmine. Vi sono aree in cui è più semplice attuare questa pratica, ad esempio nelle aree residenziali ove è attivo un servizio di raccolta dei rifiuti, e le mosche possono riprodursi solo in ambiti individuabili ed eliminabili.

In altre situazioni l’allontanamento della sostanza organica è assai problematico, si pensi ad esempio ai grandi allevamenti industriali o ad alcune tipologie di stabilimenti dell’industria alimentare. Inoltre, una sanificazione per essere efficace nel controllo delle mosche dovrebbe prevedere la rimozione dei rifiuti organici due volte alla settimana.

Disinfestazione mosche – perché è cosi difficile avere a che fare con le mosche?
Ci siamo sempre chiesti come mai la disinfestazione mosche e la sanificazione siano difficili.
A differenza degli altri insetti, le mosche sono più difficili da combattere.
Questo è sicuramente dovuto al fatto che le mosche hanno la possibilità di reperire un enorme numero di luoghi idonei alla ovodeposizione ed allo sviluppo delle larve.
Ogni posto, soprattutto quei posti con clima mite come quelli casalinghi, è visto dalla mosca come possibile base per la deposizione di uova.

L’elevata velocità riproduttiva consente alle mosche di sviluppare numerose generazioni, in particolare nei mesi più caldi le generazioni possono accavallarsi e nel luogo infestato si ritrovano simultaneamente uova, larve, pupe e mosche adulte.
La creazione di concentrazioni produttive, in particolare raggruppamenti di allevamenti industriali, ha condotto alla concentrazione di quantità enormi di deiezioni animali il cui trattamento o smaltimento può avvenire solo in momenti ben precisi.

Di solito, infatti, le ditte specializzate in disinfestazione mosche vengono contattate quando l’elevato sviluppo delle mosche ha già portato ad una situazione di infestazione, più o meno grave.
Nella disinfestazione mosche vengono utilizzati molti prodotti diversi insetticidi per larve o per mosche adulte.

I prodotti disinfestazione mosche più utilizzati sono certamente i formulati insetticidi I.N.D.I.A. consigliati per il controllo delle larve delle mosche:
Seguono poi altri prodotti di disinfestazione mosche assai importanti, come il DIFLOX FLOW e l’AMPLAT.

La disinfestazione mosche molte volte viene sottovalutata. Infatti, la mosca generalmente non è un insetto pericolo in quanto non rovina nulla, non punge e non attacca l’uomo. Oltre il loro fastidioso ronzio, non creano alcun tipo di danno.

Per gli obiettori di coscienza che sono restii a compiere disinfestazione mosche, allora è bene sapere che esse sono portatrici di moltissime malattie (come la famosa mosca “tze tze” , portatrice di malaria). Quindi, in caso d’infestazione, meglio agire immediatamente e contattare una ditta di disinfestazione mosche.


Lettura ottica

Per lettura ottica si intende sostanzialmente qualunque processo di acquisizione e riconoscimento formale eseguito con mezzi basati sul rilevamento delle immagini e che provvedono in un secondo tempo all’analisi ed al riconoscimento dell’obiettivo.

In buona sostanza parliamo di tutti quei sistemi che, tramite telecamere o altri sensori appunto “ottici”, ovvero basati sulle immagini, vanno a riconoscere cose, documenti o altro.

Per chiarire il concetto, abbiamo tre macrotipologie di lettura ottica.

La prima è forse quella più conosciuta, e riguarda il riconoscimento dei codici a barre. Un codice a barre è un sistema piuttosto datato ma che ancora oggi rappresenta la soluzione più immediata ed affidabile per un certo tipo di operazioni.

In questo caso il codice viene “letto” da un raggio laser che rimbalzando su un’etichetta su cui sono stampate le barre del codice omonimo, riconosce una serie di forme che, decodificate, vanno a rappresentare un numero di serie, o un codice che dir si voglia.

E’ la forma più semplice di lettura ottica, dato che le informazioni che devono essere lette sono di fatto molto semplici (oltre che limitate).

La seconda macrotipologia è anch’essa molto nota, anche se non tutti se ne rendono conto, e riguarda il riconoscimento di targhe e affini. In altre parole il meccanismo alla base, ad esempio, degli autovelox. A grandi linee possiamo descrivere questa tipologia come basata sul riconoscimento formale dei caratteri, esattamente come un qualsiasi software OCR.

In questo caso la lettura implica la ripresa di un oggetto mediante telecamera (ad alta definizione ma non sempre), e del riconoscimento formale da parte di software dedicato che provvede all’estrapolazione, ad esempio, di numeri e lettere costituenti la targa da riconoscere.

La terza e ultima macrotipologia riguarda i cosiddetti QRcode, detti anche impropriamente “codici a barre bidimensionali”. Il QRCode è una categoria relativamente recente di sistemi per il riconoscimento ottico ed implica sostanzialmente un codice costituito da punti di varia grandezza, all’interno di un’area quadrata, solitamente di circa uno-due centimetri di lato

A differenza del codice a barre tradizionale, un QRCode può contenere molte informazioni in più. Oggi il principale impiego è nella connessione e presentazione di codici relativi a materiale presente sul web. Questo è dovuto al fatto che quasi tutti gli smartphone attualmente in commercio, sono attrezzati per riconoscere il QR Code (basta una fotocamera anche di ridotta sensibilità un’apposita applicazione, solitamente gratuita e facilmente scaricabile sul proprio telefono.

Se hai bisogno di un software per la lettura ottica, Datasis fa al caso tuo, sul loro sito trovi tutte le informazioni.


Struttura e funzionamento dei filtri a carboni attivi

Sicuramente non ci sono ignoti, almeno in teoria: ne avremo sentito parlare, magari ci saremo anche domandati dove comprarli, o perfino ne abbiamo qualcuno in casa nostra. Ma sappiamo in effetti come funzionano i filtri a carboni attivi per la depurazione dell’acqua e dell’aria? Presumibilmente no: ed è un male, perché, oltre ad essere appassionante dal punto di vista dell’utilità, un filtro di questo tipo è anche un affascinante esempio di fisica e chimica applicate, e il suo funzionamento è singolare ed istruttivo.

Esistono due sistemi primariamente utilizzati a livello industriale per la preparazione del carbone attivo che dà il nome, e costituisce la parte fondamentale di questi filtri. Il primo di questi è la carbonizzazione, nella quale si sottopongono ad alta temperatura, fino ai 900 gradi centigradi, e ad un’atmosfera inerte che ne impedisca la combustione, come argon o azoto, dei materiali ricchi di carbonio, come ad esempio legno o torba; nel secondo caso, quello della ossidazione, si porta la temperatura a livelli ancora superiori, intorno ai 1200 gradi, e si sottopongono gli stessi materiali all’azione di un’atmosfera fortemente ossidante, quindi ricca di ossigeno, di vapore, o di biossido di carbonio. Il prodotto è lo stesso: un carbone con una diversa intelaiatura molecolare, traforata da microscopici canali che ne moltiplicano la superficie attiva.

La configurazione in cui viene ridotto il carbone dei filtri dipende assolutamente dal suo impiego finale. Per la pulizia dell’acqua, sia che si tratti di una singola conduttura che di un vasto bacino, si preferisce massimizzare, a parità di volume, la superficie del carbone esposta al contatto e quindi in grado di fare reazione: per questo, in tali casi si preferisce un carbone sotto forma di polvere. D’altro canto, nei filtri per l’aria (ad esempio utilizzati per serbare uniforme e controllata l’atmosfera in musei e sale da esposizione) si preferisce impiegare una forma granulare, qualche volta impregnata di diverse sostanze per migliorare le reazioni purificanti.

Che si tratti di un modello o di un altro, d’aria o d’acqua, tutti questi filtri sono in ogni modo basati sullo stesso principio. Anche nel basilare filtro da rubinetto, l’acqua corrente attraversa gli strati di carbone, e nel passaggio si verifica una reazione: e poiché le sostanze che vogliamo eliminare, come veleni e inquinanti, hanno molecole troppo grosse per scorrere dai micro canali del carbone attivo, rimangono intrappolate, e lasciano uscire un’acqua assolutamente purificata e libera da sostanze nocive.


La derattizzazione; lotta senza quartiere

Anche se sappiamo che ce ne sono moltissimi negli angoli bui e sotto le strade della nostra città, non li vediamo normalmente, anche perché preferiamo non vederli, e nemmeno rivangare che esistono: al contrario, saremmo felici di potercene scordare. Nella nostra mente, sono raffigurazione di sozzura, di malattia, e in senso figurato perfino di slealtà e di disonestà, e trovandone una colonia, come non è tanto inconsueto nelle città, non abbiamo altro desiderio che sterminarla più rapidamente possibile, con una risoluzione e un senso di disgusto che non abbiamo con quasi nessun’altra creatura. Sono i ratti, e le azioni con cui cerchiamo di liberarci dalla loro sgradita presenza prendono il nome di derattizzazione.

Sebbene possa esserci del vero nell’affermazione che ci sia più di qualche preconcetto nel ritratto che abbiamo appena disegnato di questi roditori, non tutto è frutto del nostro spontaneo raccapriccio: ci sono anche obiettivi fattori di dannosità nei ratti, che li rendono una minaccia per la nostra salute. Il primo di questi è il luogo dove i ratti abitano nelle nostre città: comunemente, le fogne. Sebbene siano un ambiente atipico per la specie (che, se ne ha la opportunità, ha l’abitudine di vivere con grande pulizia), i ratti riescono a prosperarvi – e a diventare così, essendo continuamente a contatto con batteri e germi patogeni, portatori di malattie letali per gli esseri umani. In media, un ratto selvatico che abita in una fogna è portatore di circa trenta malattie pericolose, del genere del tifo e della peste bubbonica, e storicamente i ratti sono sospettati di avere iniziato svariate epidemie (pensiamo alla Peste Nera del Medioevo). Secondariamente, a far diventare pericolosi i ratti è la loro formidabile prolificità. Hanno una gravidanza brevissima, spesso inferiore al mese, e le femmine possono rimanere incinte già da poche ore dopo avere partorito; le cucciolate sono abitualmente di una decina di piccoli, i quali sono in grado di accoppiarsi e riprodursi già a sole otto settimane di vita.

Questi pochi dati sono sicuramente sufficienti a spiegare l’attenzione che viene posta alla derattizzazione, e la premura con cui questa viene effettuata. Un progetto di derattizzazione si articola abitualmente in tre fasi distinte:

il monitoraggio, durante il quale di analizza a fondo l’ambiente che risulta infestato, si valuta quale sia l’effettiva forza numerica dei ratti presenti, e perciò quanto sia radicata l’infestazione, e si prepara un preciso piano di intervento;

l’intervento, con l’applicazione delle strategie discusse nel piano; è qui che vengono messe in atto la distribuzione di prodotti velenosi nell’area o la cattura tramite trappole;

il controllo, in cui si effettua la convalida dei risultati ottenuti per accertarsi che la soluzione raggiunta non sia di durata momentanea ma definitiva e risolutiva.

Parlando di roditori, il nemico da sconfiggere è particolarmente ostico, perché si presenta in tante diverse varietà; cominciamo dal topo campagnolo, una creatura più che altro dannosa per le coltivazioni, che danneggia rosicchiandole e scavando le sue gallerie sotto la superficie dei campi, passiamo ai topi comuni, che devono essere combattuti con esche velenose e un’attenta opera di chiusura di tutte le possibili tane, fino ad arrivare ai grandi ratti marroni, i surmolotti, che devono essere combattuti e contenuti con attenzione per non farli emigrare in nuove aree; sono infatti essenzialmente animali sotterranei, e sono in grado di farsi strada anche attraverso cementi magri e metalli teneri.