Pasta: storia e caratteristiche nutrizionali

L’alimento doc che rappresenta il nostro paese all’estero è la pasta. Un alimento molto ricco di carboidrati che noi italiani non possiamo farne a meno e non possiamo assolutamente togliere dalle nostre tavole. Proprio per le sue proprietà essa dona una buona energia ed è per questo che è considerata un elemento molto prezioso. La pasta viene consigliata sempre anche nelle diete con basso indice calorico, la stessa viene somministrata ai bebè di sei mesi in fase di svezzamento. Naturalmente l’elemento determinante è la capacità di bilanciarla con altri alimenti così da non esagerare e non sforare con il peso.

Le origini della pasta ci riportano indietro col tempo ai tempi di Cicerone, anche se poi non abbiamo più avuto tracce, quindi ufficialmente la sua comparsa risale al ‘200 quando in Sicilia produssero per la prima volta i maccheroni, precisamente furono realizzati nella città di Trabìa vicino Palermo, dove appunto produssero dei fili che potevano essere cotti nell’acqua calda e poi conditi.

Ancora oggi sono famosi i vermicelli di Trabìa. Poi si è cercato di risalire al nome, alcuni ne trovato origine nell’arabo, altri ne fanno riferimento al greco, fino a quando nel ‘700 ci fu una vera babele. Vi erano vari formati di pasta a cui fu attribuito a tutti il nome di maccheroni fino a quando i napoletani se ne appropriarono diventando i mangia maccheroni. Ossia erano considerati il popolo che si nutriva di questa pasta trafilata che era considerata da tutti un alimento povero. Quando poi si cominciò a cucinarli in vari modi e soprattutto furono prodotti i primi spaghetti, questi si diffusero in tutta l’Italia e i napoletani non ne ebbero più l’esclusiva.

La pasta è fatta totalmente di grano duro e acqua, nulla in più, non vi sono coloranti, non ci sono additivi, non vi è né sale e né zucchero.

Tutte le proprietà che il grano e l’acqua hanno vengono trasferiti naturalmente nei nostri piatti. In realtà quando noi mangiamo pasta non facciamo altro che fornire all’organismo gli stessi elementi di cui siamo composti. Il segreto è non eccedere, se mangiamo troppo pasta e soprattutto se la condiamo parecchio il rischio che si corre è quello di ingrassare e di aumentare troppo il livello di insulina nel sangue.


Medicina del lavoro

La medicina del lavoro è quella branca delle scienze mediche che si specializza nello studio di tutti i pericoli, le patologie, le strategie di prevenzione e i rimedi legati strettamente all’ambito lavorativo e alle condizioni ad esso connesse. Un dottore specializzato in medicina del lavoro avrà quindi, oltre a tutte le competenze di un medico generico, una serie di particolari conoscenze, legate

• all’azione degli agenti chimici tipici dei processi industriali, come basi e acidi, sugli apparati dell’organismo, incluse anche le ripercussioni specifiche sul sistema nervoso;

• agli effetti delle sostanze tossiche che si disperdono nell’atmosfera: ad esempio, un tempo la medicina del lavoro si occupava molto degli effetti della polvere di carbone, mentre oggi è più comune dover trattare i danni connessi alle fibre di amianto e all’asbestosi che consegue dal respirarle;

• e all’azione degli agenti biologici, dai parassiti a virus e batteri, che possono spesso proliferare nell’ambiente di lavoro.

La medicina del lavoro, inoltre, si occupa anche di tutta la parte psicologica dei disturbi da lavoro, come lo stress legato direttamente all’attività produttiva e più in generale tutti i cosiddetti fattori di rischio psicosociali.

La medicina del lavoro fa parte delle competenze dirette del Servizio Sanitario Nazionale, che se ne occupa tramite le ASP e l’ISPESL; ogni ASL infatti include un Dipartimento di Prevenzione, che prevede anche un Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro. Il cittadino che ritenga di avere problemi di salute legati direttamente alla sua attività lavorativa presente o passata, e quindi diretta competenza della medicina del lavoro, può rivolgersi proprio a questi dipartimenti; va tuttavia sottolineato come il primo interlocutore del lavoratore, in materia di medicina del lavoro, possa e debba essere proprio il medico competente aziendale, sia che lavori tramite convenzione con azienda privata o pubblica, sia che sia in convenzione diretta come libero professionista, sia che infine sia parte regolare dell’organico aziendale.

In effetti, quella di vigilare sul rispetto dei regolamenti e delle leggi atte a tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori (con qualsiasi contratto siano inquadrati) da parte delle aziende è una delle attività principali dei servizi delle ASL , così come l’offerta di assistenza precisa e competente a quelle aziende che richiedano consulenza su come applicare le norme relative alla medicina del lavoro, spesso complesse per i non addetti ai lavori. Non va infine dimenticato come i servizi ASL si occupino anche di formazione per i lavoratori, e come esistano specifiche strutture specializzate in medicina del lavoro (pensiamo alle UOOML della regione Lombardia) nelle università e negli ospedali, con lo scopo di offrire consulenza alle aziende in ambito di sicurezza e igiene, di effettuare diagnosi per le sospette patologie legate al lavoro, e per definire la capacità lavorativa residua nei soggetti che siano affetti da particolari patologie.


Per le strade di Mumbai: street food Indiano

Lo street food esiste in tutto il mondo, e in ogni Paese ha le sue caratteristiche uniche e accattivanti. Ma pochi street food sono saporiti e appetitosi come quello Indiano: eccovi quindi una lista dei bocconi più gustosi che potreste gustare per le strade di Mumbai!

Pani Puri
Vi piace l’agrodolce? Allora il Pani Puri tipico di Mumbai è quello che fa per voi. Si tratta di una crocchetta sferica, fritta, dove il ripieno è composto di germogli freschi, patate e ceci; una volta preparata, viene intinta in una salsa speziata composta di tamarindo, menta, e zucchero grezzo.

Pav Bhaji
Sulle strade di Mumbai, il Pav Bhaji è un piatto comunissimo. Si tratta di un Masala di verdure molto denso, servito con dei panini morbidi; molto spesso viene arricchito da una spruzzata di succo di limone e da una generosa porzione di burro.

Vada Pav
Se dovessimo proprio identificare un piatto caratteristico della città di Mumbai, probabilmente è proprio il vada Pav che dovremmo scegliere. Essenzialmente il Vada è una frittellina di patate ridotte in purè e mescolate con aglio e coriandolo, impanata nella farina di ceci e fritta fino a doratura. Il risultato viene inserito come imbottitura in un Pav, un panino morbido e ben imburrato. Solitamente si gusta accompagnato da del chutney di vari tipi.

Bhel Puri
Un altro piatto di street food che combina la croccantezza al gusto agrodolce, e che è frequente poter trovare a Mumbai, è il Bhel Puri. É una miscela di riso soffiato, pomodoro e cipolla tritata, condita con abbondante chutney di tamarindo. Ha un sapore intenso, e i locali spesso la consumano passeggiando sulla spiaggia.

Chole Bhatoora
Il Chole Bhatoora ha un sapore unico e del tutto caratteristico. È pasta di pane, fatta di farina bianca, yogurt, lievito e ghee, fatta lievitare e poi friggere fino a gonfiarsi: viene poi servita con dei ceci speziati.


Utilizzi dei diversi tipi di nastri adesivi

Non c’è dubbio che i nastri adesivi che è più facile trovare nelle nostre case siano i normalissimi oggetti di cancelleria che teniamo sulle nostre scrivanie. Ma il mondo dei nastri adesivi è molto più ampio di così, e ne esistono tipologie e modelli studiati per una grandissima varietà di esigenze e necessità domestiche e industriali: ecco qui riassunti alcuni dei tipi più comuni e utilizzati di nastri adesivi.

Una delle tipologie più versatili e utili in questo campo è quella dei nastri adesivi telati; si tratta di nastri dove l’adesivo è applicato su una striscia di tessuto robusto, spesso coperto di polietilene per aumentarne la resistenza, e sono utilizzabili in decine di situazioni diverse. Questi nastri adesivi possono infatti essere utilizzati per tenere fermi i tappeti a terra, per riparare tubi che perdono, e allo stesso modo per aggiustare la rilegatura di un libro o tappare il buco di un vetro rotto fino a quando non possiamo sostituire la finestra. Spesso se ne fa un utilizzo di fortuna per trattenere le batterie in un telecomando il cui coperchietto si sia rotto o sia andato smarrito.

Altri nastri adesivi comuni, che tutti avremo avuto per le mani, sono quelli da elettricista. Anche chi non si occupa di questo lavoro, ma semplicemente ha dovuto una volta o l’altra effettuare una piccola riparazione elettrica nella propria casa, avrà avuto fra le mani questi nastri adesivi, solitamente neri e molto lisci, realizzati in materiale plastico isolante: grazie al loro impiego è possibile collegare in piena sicurezza cavi e fili elettrici, sia nelle installazioni nuove che nelle riparazioni, rimettendo in funzione un dispositivo in pochi minuti e in piena sicurezza.

Esistono poi nastri adesivi appositi per i riquadri di moquette, che si trovano sempre più facilmente non soltanto nei negozi specializzati ma anche nei grandi supermercati. L’utilizzo di questi nastri adesivi è semplicissimo: vengono posti sotto le righe di giunzione, e il loro adesivo ad alta tenacia viene attivato con l’applicazione di vapore bollente.

Non dimentichiamo poi, naturalmente, i nastri adesivi da scrivania: quei normali elementi di cancelleria che tanti utilizzi hanno nella nostra vita quotidiana. Che si tratti di unire un appunto ad una pratica in maniera inalterabile, di sigillare un sacchetto di patatine non terminato, o di impacchettare un regalo, oppure di effettuare una piccola riparazione di fortuna, questi nastri adesivi comuni – che solitamente chiamiamo “scotch” – sono spesso la nostra salvezza, e in casa non possono mai mancare!


Non solo gelatina: 5 usi per la pectina

Se diciamo pectina, è normale che ci vengano subito alla mente le gelatine e le marmellate fatte in casa; da un secolo, infatti, la pectina viene usata nella produzione sia domestica che industriale di conserve, in quanto questo agente gelificante completamente naturale, estratto dalla frutta, si lega all’acqua in ambienti acidi e addensa, dando alle conserve la consistenza a cui siamo abituati. Ma la pectina serve a molto altro: scopriamone cinque applicazioni che non hanno a che vedere con le marmellate!

Disintossicarsi
Ormai da diversi anni è pratica comune includere nei trattamenti naturali di disintossicazione da farmaci e metalli pesanti delle gelatine di agrumi ricche di pectina. L’ingestione di pectina mescolata al succo di frutta pare infatti diminuire i sintomi delle intossicazioni di questo tipo e sia un utile elemento per accelerare la purificazione dell’organismo; la pectina si lega infatti a diverse scorie presenti nel corpo, addensandole e impedendo che vengano assorbite dagli organi. Questo rende più semplice la loro eliminazione per vie naturali.

Preservare il sapore fresco
Cucinare eccessivamente il cibo ne compromette il sapore in modo irrimediabile. La frutta fresca, specialmente, perde sia il proprio sapore che il proprio profumo naturale quando viene cotta, ad esempio per preparare una torta: l’aggiunta di pectina, tuttavia, può contrastare questo processo. La pectina infatti accorcia i tempi di cottura, e così facendo permette alla frutta di mantenere più a lungo il proprio sapore naturale: ad esempio, una crostata di fragole avrà un sapore di frutta molto più netto se avremo l’accortezza di aggiungere una piccola dose di pectina.

Mantenere il colore naturale

Anche l’occhio, si dice, vuole la sua parte; e le lunghe cotture compromettono non solo il gusto, ma anche il colore naturale del cibo. Anche qui però, in quanto agente gelificante, la pectina ci viene in aiuto, agendo da conservante: abbreviando i tempi di cottura, infatti, si riduce la decolorazione degli alimenti, in modo da mantenerne le sfumature originali e vibranti. Questo permette di evitare l’aggiunta di coloranti artificiali, a tutto vantaggio della qualità del prodotto finito.

Addensare zuppe e salse

Addensare una zuppa fino al giusto punto di consistenza non è semplice – ma diventa elementare, e rapidissimo, con l’aggiunta di una piccola quantità di pectina. Legandosi alle molecole del cibo, infatti, la pectina forma un gel che ispessisce la zuppa – o la salsa – tanto più quanto questa contiene carboidrati e zuccheri semplici. Il risultato finale, che è quel che conta, sarà una zuppa (o una salsa) liscia e cremosa, densa al punto giusto, con un sapore complesso e ricco.

Mantenere cremoso il gelato
Una volta chiuso nel congelatore, anche il gelato più cremoso e morbido ghiaccia, perdendo la sua consistenza piacevole per la formazione di cristalli di ghiaccio. L’aggiunta di piccole quantità di pectina, tuttavia, ritarda la formazione di quei cristalli, e contribuisce a mantenere il gelato morbido e cremoso a lungo anche nel freezer.


Nastri pesatori: i settori di applicazione

I nastri pesatori sono lo strumento principale attraverso il quale un nuovo impianto industriale può implementare tutti i vantaggi legati alla pesatura dinamica. Ma proprio perchè la pesatura dinamica è utile nei campi più diversi, dato che le possibilità di controllo e monitoraggio che essa offre sono preziose in molti ambiti, allo stesso modo debbono esistere nastri pesatori adatti all’implementazione nelle industrie di ogni genere e settore. Vediamo insieme alcuni dei campi applicativi nei quali è possibile giovarsi delle prestazioni dei nastri pesatori:

Il settore siderurgico
Nel campo della siderurgia, è evidente quale importanza possano avere i nastri pesatori in impianti dove vengono costantemente trasportati pesi enormi che debbono essere monitorati con assoluta esattezza. Naturalmente, in questo settore, è fondamentale implementare nastri pesatori capaci di resistere sia alle elevate temperature tipiche degli impianti siderurgici sia, soprattutto, a carichi costanti ed elevatissimi.

Il settore Chimico-Farmaceutico
Le problematiche legate alla realizzazione di miscele e ricette, tipiche del settore chimico e farmaceutico, trovano senza dubbio nei nastri pesatori lo strumento principale per una soluzione rapida e soddisfacente. È però necessario operare la scelta di impianti orientandosi verso nastri pesatori che possano operare efficientemente anche nelle atmosfere modificate, e spesso aggressive, tipiche di questo genere di industrie, mantenendo allo stesso tempo quella precisione rigorosamente assoluta nella misurazione da cui dipende la buona riuscita dei prodotti finiti.

Il settore della fabbricazione di vernici
Nelle industri che fabbricano vernici, i nastri pesatori si rivelano strumenti essenziali per la realizzazione delle miscele di pigmenti. Il vantaggio della pesatura dinamica, che permette un costante monitoraggio e la correzione del comportamento dell’impianto ove i flussi di pigmento siano incostanti, rende in effetti l’implementazione dei nastri pesatori in queste industrie una scelta quasi obbligata per raggiungere buoni livelli di efficienza.

Il settore Cartario-Tessile
Le automazioni di processo necessarie nel settore tessile e cartario si possono grandemente giovare delle possibilità di controllo e monitoraggio offerte dall’inserimento di nastri pesatori negli impianti di produzione, soprattutto per quanto riguarda il dosaggio corretto delle materie prime. Anche qui, la pesatura dinamica permette infatti regolazioni del comportamento dell’impianto in tempo reale che, prima dei nastri pesatori, dovevano essere invece implementate a posteriori, secondo l’analisi dei dati forniti dalla pesatura statica, con un approccio di trial and error.


Come creare un packaging “che funziona” – 5 consigli da esperto

Nel mercato consumer, quando un acquirente sta cercando un prodotto da acquistare per rispondere ad una propria qualsiasi esigenza o desiderio, fra i primi fattori che istintivamente nota e valuta ci sono il branding, la presentazione, e il packaging. Specificamente rispetto a quest’ultimo aspetto, è dimostrato da molti studi di settore che il modo in cui un packaging è progettato, e quindi di conseguenza il modo in cui permette di presentare il prodotto, ha un’influenza enorme sulla percezione del prodotto stesso da parte della clientela, e quindi sui suoi risultati di vendita effettivi. È per questo che la realizzazione del packaging è una fase fondamentale nello studio di un prodotto, e va affrontata con l’aiuto di professionisti: ecco intanto qualche consiglio per cominciare ad orientarvi, e poter essere parte attiva e preparata nel processo di progettazione del packaging per il vostro nuovo prodotto.

UNICITÀ
Anche in un campo complesso come quello della progettazione del packaging, è difficile sbagliare nel decidere di tentare qualcosa di unico ed originale. L’unicità attrae, attira l’attenzione, e fa in modo che le persone decidano di dedicare del tempo a considerare il prodotto: il che corrisponde esattamente al lavoro che vogliamo che il nostro packaging faccia.

POSIZIONAMENTO
Un prodotto ha senso nel contesto del suo mercato e delle sue funzioni. Identificate CHI deve notare il prodotto e cosa deve pensarne, e progettate di conseguenza: il packaging di un prodotto per la salute degli anziani, quello di un prodotto per l’intrattenimento degli adulti, e quello di un giocattolo per bambini non posson giovarsi delle stesse soluzioni grafiche e visive, né utilizzare lo stesso tipo di scelte progettuali, per essere efficaci.

VALORI
Più e più volte è stato dimostrato da ricerche di mercato che gli acquirenti ormai premiano quelle aziende che condividono i loro valori e ne fanno bandiera: l’azienda “anonima” che si limita a produrre un prodotto utile sta rapidamente perdendo terreno. Il packaging del vostro prodotto non può trascurare questo elemento: nelle scelte grafiche, nelle soluzioni tecniche, e perfino nei materiali si possono e si devono riflettere precisi valori etici che, comunicati, faranno la differenza agli occhi del cliente.

CHIAREZZA
Il mercato vuole chiarezza, perfino trasparenza. Il vostro packaging deve riflettere questi tratti: non deve celare, mascherare o peggio ingannare riguardo al proprio contenuto, perchè la mancanza di chiarezza ormai si traduce automaticamente, nella percezione dell’acquirente, come volontà di mentire.

RICERCA
Il packaging è un lavoro di design – non di momentaneo estro creativo. Il criterio per valutarlo non è “mi piace”, e neppure “è bello”, ma come per ogni strumento di marketing è “funziona”. Ogni lancio di prodotto è un investimento corposo e rischioso, e non è possibile affidarne il successo a mere considerazioni estetiche o peggio ancora di mero gusto personale .


Le tre tipologie primarie di cancelli automatici

Sono numerose le ragioni per cui decidere di installare dei cancelli automatici, sia nella propria casa che su un luogo di lavoro: fra queste, sicuramente, spiccano l’aumento del grado di sicurezza e un livello di comodità assolutamente imparagonabile alle soluzioni tradizionali. Ma come si può scegliere il tipo giusto di cancello automatico?

Le tipologie principali di cancelli automatici sono tre: quella a battente, quella a scorrimento orizzontale, e quella a scorrimento verticale. Vediamone in breve le caratteristiche e i vantaggi:

1. Cancelli a battente
Quella dei cancelli a battente è la tipologia di cancelli automatici più classica e conosciuta, e viene utilizzata sia nelle installazioni di tipo residenziale che in quelle commerciali o industriali. Molto semplicemente, sono cancelli di tipo tradizionale, con dei cardini, che si aprono come un’enorme porta, a singolo o a doppio battente. Il maggiore ostacolo all’installazione di questo tipo di cancello automatico è la sua necessità di avere molto spazio piano disponibile per aprirsi: questo può renderlo talvolta una scelta impraticabile. D’altro canto è un modello affidabile ed esteticamente gradevole, con meccanismi semplici e resistenti anche con poca manutenzione.

2. Cancelli a scorrimento orizzontale
Più comuni nelle installazioni di genere commerciale o industriale, i cancelli scorrevoli non hanno cardini, ma sono montati su un binario che permette loro di scorrere lateralmente, liberando il passaggio. Non richiedono spazio frontale ma solo laterale, e quindi possono essere utilizzati anche in presenza di salite o laddove non ci sia spazio per far aprire i battenti; tuttavia hanno un costo decisamente superiore ai modelli a battente.

3. Cancelli a scorrimento verticale
I più complessi sotto il profilo tecnico, e decisamente i più costosi sia a livello di investimento iniziale che di manutenzione, i cancelli automatici a scorrimento verticale non richiedono alcuno spazio per operare, perché sono costruiti in modo da scivolare verticalmente nel terreno e scomparire. Questo permette di utilizzarli anche nelle situazioni con spazio più ridotto, a fronte però di una complessità superiore. Sono piuttosto rari nelle installazioni private.


Cinque errori da non fare in palestra

Perseverare è una virtù anche nell’esercizio fisico come in tutto il resto, ma solo se fatto con intelligenza. Quando non si vedono più risultati, significa che il nostro corpo si è abituato al livello di sforzo del nostro regime d’allenamento – il che significa che quello che facciamo non è PIU’ un allenamento. Se notate che non state più dimagrendo, che i muscoli non si rassodano più, e che la resistenza non aumenta, probabilmente state facendo uno di questi comunissimi errori:

1. State cercando di dimagrire solo con l’esercizio aerobico

se state cercando di dimagrire, l’esercizio aerobico da solo semplicemente non può bastare: dovete affiancargli una dieta seria. Senza questa accortezza, annullerete il beneficio dell’esercizio fatto mangiando di più (faticare mette fame!) e istintivamente riducendo i vostri sforzi “abituali” nel resto della giornata, per la stanchezza.

2. Vi limitate ad un solo tipo di esercizio

Se notate, ad esempio, che le vostre cosce continuano a ingrossarsi, è probabile che stiate cadendo in questo errore: se ad esempio fate sempre e solo cyclette, allenate soltanto un gruppo muscolare, e questo non può che ingrossarsi.

Imparate a variare il tipo di allenamento, così da lavorare su tutto il corpo.

3. State saltando il riscaldamento

Il riscaldamento non serve solamente ad assicurarsi di non avere crampi e dolori durante l’esercizio. Ha anche una funzione altrettanto, se non più, importante: migliorare il flusso di sangue nell’organismo, il che ottimizza la distribuzione dell’ossigeno ai muscoli e in definitiva rende l’allenamento più efficace.
Il miglior metodo di riscaldamento è quello di praticare lo stesso esercizio che si sta per fare, ma con intensità ridotta (ad esempio, camminare accelerando progressivamente prima di iniziare una corsa).

4. Da troppo tempo non rivedete il vostro piano d’allenamento.

Nel momento in cui il piano di esercizi che effettuate non vi costa più fatica, dovete domandarvi se non sia semplicemente perchè… i vostri muscoli ci si sono abituati. Se questo, come spesso accade, è il caso, è necessario elaborare un nuovo piano di allenamento per continuare a migliorare. Può essere il momento buono per provare degli esercizi o macchinari nuovi, e modificare il tipo di allenamento; oppure avete davvero raggiunto una nuova soglia di forza e resistenza, e per continuare il vostor percorso serve un allenamento più intenso.

5. Fate soltanto Yoga

Lo Yoga è una disciplina eccellente per la flessibilità, le articolazioni, l’equilibrio… ma purtroppo, non per il dimagrimento: fra le sue funzioni e i suoi scopi non compare quella di bruciare i grassi. fare Hatha Yoga per un’ora e mezza consuma, purtroppo, soltanto 200 calorie – tante quanto una passeggiata tranquilla.
Se vi allenate anche per dimagrire, e avete previsto Yoga ogni giorno, provate a sostituirlo, un giorno su due, con dell’esercizio aerobico. I risultati non tarderanno!


Il tagliere: meglio plastica o legno?

Il mercato di oggi offre un’enorme varietà di modelli per qualsiasi prodotto si possa nominare, dai più complessi ai più apparentemente semplici e comuni. Proprio per questo, può essere piuttosto difficile orientarsi anche nell’acquisto di oggetti banali, come un tagliere. Fermo restando che la prima considerazione da fare, trattandosi di attrezzatura da cucina, è quella dell’aspetto sanitario, e confermando che comprando un prodotto di buona qualità si può stare comunque tranquilli sotto questo profilo, ci sono comunque diversi fattori che possono darci ragione di preferire, nella scelta, l’acquisto dei taglieri in legno.

C’è infatti un certo dibattito fra chi sostiene questi, e chi invece è più favorevole ai moderni modelli di plastica. Costoro infatti sostengono che la plastica sia un materiale intrinsecamente più igienico: può infatti essere facilmente lavata in lavastoviglie, e non essendo porosa non assorbe tracce di cibo nelle quali potrebbero proliferare i batteri. Inoltre, la plastica ha dalla sua il vantaggio di un prezzo nettamente inferiore. Tuttavia, con un’analisi più accurata, scopriamo che il legno è sì poroso, ma che i batteri non vi sopravvivono, e quindi non costituiscono una minaccia; e si calcola, d’altro canto, che al prezzo effettivamente superiore del legno corrisponde anche una durata di svariati ordini di grandezza superiore (un tagliere in legno può durare anni, anche una vita) e un aspetto estetico di ben altro livello.

Ovviamente, per preservarne la bellezza e garantirne la durata, il legno richiede anche ben altro genere di manutenzione. Prima di usarlo, ad esempio, sarà buona norma ungerlo con dell’olio appena riscaldato (diciamo olio minerale, o di mandorle, o di cocco: non certo olio d’oliva da cucina) e lasciarlo sedimentare sei ore prima di ripulirlo: l’olio penetrerà a fondo, avvolgendo e proteggendo le fibre da macchie e odori. Per quanto poi riguarda la pulizia quotidiana, dovremo ricordarci innanzitutto di non immergere mai il tagliere nell’acqua, perché la assorbirebbe, gonfiandosi e poi finendo col rovinarsi durante l’asciugatura; per il lavaggio, poi, potremo utilizzare una miscela di aceto e acqua tiepida, da passare attentamente con uno straccio, che ci darà superfici ben pulite e disinfettate.